Le immunodeficienze
primitive insorgono de novo e possiedono un substrato
genetico, responsabile della compromissione del sistema immunitario,
che può essere dovuta a difetti genetici singoli, multipli o
all’interazione tra fattori genetici (predisposizione) ed ambientali.
Si manifestano generalmente alla nascita o comunque in giovane età;
l’80% dei soggetti affetti da immunodeficienze primitive hanno età
inferiore a 20 anni.
L'età di esordio
può essere d'aiuto per la
diagnosi. Alla nascita c’è un deficit fisiologico della produzione di
immunoglobuline che iniziano ad essere prodotte intorno al VI mese di
vita, durante i primi 6 mesi di vita il lattante risulta comunque
protetto
dalle immunoglobuline che ha ricevuto dalla madre durante la
gravidanza; invece l’immunità cellulare, in condizioni fisiologiche, è
già presente alla nascita. Il riscontro di immunodeficienza in lattanti
con meno di 6 mesi è verosimilmente attribuibile a deficit delle
cellule T. Per contro quelle che insorgono in concomitanza della
scomparsa degli anticorpi materni sono verosimilmente immunodeficienze
da deficit anticorpale. Altre immunodeficienze dovute ad alterazioni
enzimatiche linfocitarie (deficit di ADA o PNF) con danni da accumulo
di metaboliti tossici nei linfociti sia B che T determinano una
riduzione graduale dei linfociti ed insorgono più tardivamente.
Poiché molte alterazioni genetiche sono legate al cromosoma X, le
immunodeficienze primitive si manifestano più frequentemente nei maschi
rispetto alle femmine, sebbene alcune siano autosomiche e non
presentino differenze significative tra i due sessi.
La raccolta
anamnestica riveste un ruolo importante con particolare
riferimento
all’anamnesi familiare che può essere d’aiuto ed indirizzare l’iter
diagnostico alla ricerca di specifiche alterazioni genetiche.
L’immunodeficienza primaria più frequente è il deficit selettivo di IgA
che colpisce 1 individuo su 400, ma è spesso asintomatico.
Le altre
immunodeficienze primitive si caratterizzano per ricorrenti episodi
infettivi, difficili da trattare e per il riscontro di infezioni da
patogeni opportunistici.
Le manifestazioni
cliniche sia generali che
dipendenti dalle sedi di infezione sono comuni a tutte le
immunodeficienze (anche le secondarie) e sono già state descritte nella
pagina sulle generalità
delle immunodeficienze. Alcune immunodeficienze
primitive presentano delle caratteristiche cliniche peculiari che
vengono
descritte più avanti, nelle pagine dove sono trattati specificatamente
i singoli tipi di immunodeficienze primarie.
Le immunodeficienze primitive possono interessare qualsiasi tipo di
cellula effettrice della risposta immune.
Le cellule maggiormente coinvolte nelle immunodeficienze primitive sono
i linfociti (B e/o T)
Escludendo il deficit di IgA gli elementi della risposta immune
coinvolti nelle immunodeficienze primarie sono in ordine di frequenza i
linfociti B (50%), i linfociti T (30%), fagociti (28%) ed il
complemento (2%).
Le immunodeficienze da deficit
linfocitari possono essere dovute ad
alterazioni numeriche e/o funzionali dei linfociti; possono interessare
sia i linfociti B con deficit della produzione anticorpale, sia i
linfociti T con compromissione dei meccanismi effettori cellulari sia
entrambe le linee linfocitarie (deficit combinati); nelle funzionali
possono essere coinvolte molecole di superficie, responsabili delle
interazioni con gli altri effettori della risposta immune o enzimi
responsabili del metabolismo e della funzione cellulare.
Le immunodeficienze da deficit
di fagociti dovute ad alterazioni
numeriche o funzionali dei fagociti, nelle funzionali possono essere
compromesse le vie metaboliche delle cellule o una delle loro capacità
funzionali quali adesione, chemiotassi e killing.
Le immunodeficienze da deficit
di complemento dovute ad alterazione
della quantità o della funzione delle frazioni complementari che
differiscono tra loro in base all’interessamento della frazioni della
via classica o della via alternativa.
Nelle immunodeficienze primitive le indagini
da compiere per
indentificare il tipo di immunità interessata, e le alterazioni
quantitative e funzionali delle cellule immunitarie coinvolte sono le
stesse di tutte le immunodeficienze (anche quelle secondarie), già
descritte nella pagina sulle generalità delle
immunodeficienze, alle
quali si aggiunge la ricerca dei difetti genetici alla base della
malattia.
La diagnosi
deve essere più precoce possibile, e può essere fatta anche
in epoca prenatale con villocentesi, amniocientesi o prelievo dal
cordone ombelicale.
Trattandosi di immunodeficienze geneticamente determinate durano per
tutta la vita, salvo la agammaglobulinemia transitoria dell’infanzia.
La prognosi
è quanto mai variabile con immudeficienze a prognosi ottima
come il deficit selettivo di igA (spesso addirittura asintomatico) ed
altre a prognosi pessima come le SCID.
La strategia
terapeutica ha come concetti generali prevenzione delle
infezioni, terapia antinfettiva aggressiva alle prime avvisaglie di
infezioni, se c’è deficit anticorpale terapia sostitutiva con
immunoglobuline, in alcuni casi il trapianto di midollo osseo può
essere risolutivo.